Intervista all’arch. Annalisa Savino

Arch. Savino, il suo ingresso in Finepro srl le ha consentito di dirigere progettazioni e coordinare attività con professionisti per interventi pubblici e privati. Quanto di nuovo crede di avere appreso dal 2010 ad oggi?

La laurea in architettura ed un master costituiscono il mio bagaglio di conoscenze basiche certamente incomparabile rispetto all’incredibile know-how che ho acquisito in Finepro, giorno dopo giorno, sette anni orsono. Devo soprattutto a questa società il merito di aver assegnato un’identità più chiara e spendibile al “generico” titolo di architetto, decisamente disorientante nei primi anni post-laurea, insieme alle paure e alle incertezze occupazionali. Quello di Finepro è un ambiente che offre da subito le condizioni per “fare”, grazie alla ripartizione delle competenze, con un alto grado di fiducia che deve corrispondere ad altrettanto grado di responsabilità tecnica oltre che di impegno. E soprattutto consente di apprendere e condividere processi necessari per la realizzazione di opere pubbliche e private. Si è trattato di un processo di crescita graduale ma allo stesso tempo dinamico reso possibile dal bombardamento quotidiano di informazioni, dalle criticità che implicano decisioni strategiche e veloci, dall’incessante necessità di aggiornamento professionale  per sostenere l’avvicendamento continuo di interlocutori d’ogni genere, dagli amministratori pubblici, ai soprintendenti, dai geologi agli operatori di cantiere.  Ho avuto il privilegio di entrare in un team molto ben strutturato e disponibile ad accogliermi. Il mio inserimento è stato facilitato anche grazie allo stesso desiderio di crescita di molti colleghi coetanei, oggi professionisti appassionati, in continuo scambio di esperienze. Non mi sono mai sentita sola; c’è sempre una porta aperta, un collega che si offre al confronto e al supporto. E’questo che mi ha dato l’opportunità di conquistare autonomia nell’operatività e di prodigarmi in esperienze che in altre situazioni difficilmente avrei potuto osare alla mia giovane “età professionale”.

Di quali e quanti progetti si sta occupando attualmente? 

Con l’avvio del Programma Operativo della Regione Puglia 2014-2020 siamo alle prese, da circa un anno, con molteplici comuni della Puglia, come Bitonto (Ba) e Noicattaro (Ba). Per entrambe le comunità stiamo operando nell’ambito del Piano delle Periferie che verte sulla valorizzazione di aree periferiche attraverso la progettazione di parchi urbani. Gli interventi di riqualificazione su cui stiamo lavorando, restituiranno ai cittadini porzioni di città in stato di abbandono e forte degrado. Progetteremo aree attrezzate per lo sport all’aperto su misura per bambini e ragazzi che potranno trascorrere finalmente il tempo libero in tutta sicurezza.
A Bitonto porteremo a compimento un intervento dedicato al complesso monumentale “La Contessa”, un luogo, oltre che un’architettura, a cui l’intera comunità locale è fortemente legata come dimostra lo straordinario attaccamento dei bambini. Presto potrà essere fruito e apprezzato nella sua interezza grazie ad opere di ri-funzionalizzazione dal giardino, che gode della bellezza e del fascino di alberi secolari pre-esistenti, e che ospiterà un parco sculture e il restauro della Torre di Cesare e della Cappella di S. Tommaso.

Esiste un progetto cui si è particolarmente affezionata?

Tanti. Penso che tutti i progettisti sviluppano inevitabilmente un senso di maternità nei confronti delle opere che realizzano, anche quante rimangono su carta. A me accade. Specie quando si tratta di riqualificazione di parti di città o di edifici: se non hanno storia evocano storie comunque. Sono contenitori di memoria o raccontano la vita di chi popola quei luoghi. Noi progettisti abbiamo il dovere di ascoltarla, rispettarla e in molti casi farne matrice creativa. Tra i progetti a me più cari ed estremamente significativi da questo punto di vista e per le tante figure con cui mi hanno permesso di confrontarmi e collaborare, citerei volentieri piazza Umberto I di Noicattaro (Ba) nell’ambito dei “Piani integrati di sviluppo urbano di città medio/grandi” del P.O. FESR 2007-2013 e la nuova piazza del Comune di Mola di Bari, prevista nel Programma di Recupero Urbano delle aree E.R.P. del “quartiere Cozzetto”. Nella prima, progetto memoria, stratificazione, integrazione, conservazione e innovazione sono state al centro di una pianificazione doverosamente rispettosa delle consuetudini e di un certo modo di fruire una storica piazza del sud come intesa dai nostri adorati nonni. Istituzionalità, decentramento e intrattenimento, invece, saranno la scommessa sulla neonata piazza a Mola di Bari destinata a svolgere un ruolo rivoluzionario nella mappatura dei flussi pedonali futuri anche per grandi eventi e tempo libero.

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